BUSCA
Continuando il nostro iter alfabetico, se prima abbiamo visitato l’ultimo paese della Valle Maira, oggi scendiamo verso la pianura per arrivare ad un’altezza di 500 mt. sul livello del mare. Ed è così che approdiamo in quel di Busca. Il nome di questa cittadina è attestato verso la fine del X secolo nell’attuale dizione e, anche se gli studiosi sono incerti sulla sua origine, sappiamo comunque che si tratta di un insediamento molto antico.

Alcuni scavi archeologici, eseguiti negli anni cinquanta nella frazione di San Martino, hanno portato alla luce un’ampia necropoli che, insieme a resti di capanne e materiale utensile, fanno pensare alla presenza di un villaggio risalente alla prima età del ferro. Questi reperti, più altri ancora che sembrano attestare un insediamento relativamente stabile di tribù celto-liguri, sono conservati presso il Museo civico di Cuneo. In più, nei dintorni, è stata rinvenuta una lapide incisa con lettere dell’alfabeto etrusco (ora al Museo di antichità di Torino). Da questa lapide si può dedurre che il luogo era frequentato da mercanti prima dell’occupazione romana. E proprio di questa occupazione ci parlano numerosi reperti archeologici: lapidi, tombe, monete, materiali ceramici di uso quotidiano, per non parlare di alcune tracce di murature, sopravvissute ed incorporate a edifici trasformati in epoche successive.

Tra queste ricordiamo la torre di città, il vecchio ponte sul Maira ed il cosiddetto Castellaccio, nella zona di Santo Stefano. I secoli dell’alto Medioevo appaiono invece muti di storia, con reperti sporadici e vaghe ipotesi. Bisogna arrivare al 6 marzo 1123, dove in un documento degno di fede appare per la prima volta il nome di Buscha, la quale diventa sede di un potente marchesato che, però, avrà vita breve essendo poi schiacciato tra il comune di Cuneo ed il ben più solido Marchesato di Saluzzo. Quest’ultimo si alternerà agli Angiò nel controllo del territorio fino a quando anche Busca dovrà darsi ai Savoia nel 1361. Dopo i Savoia resterà sottomessa agli Acaja fino al 1418, per vedere poi il secolo successivo portare ancora guerre e occupazioni. Più volte infatti vi transitano le truppe del Re di Francia e prima ancora le truppe spagnole. Con l’arrivo del Seicento, Busca si dà un catasto che disegna lo sviluppo della città, incrementa le coltivazioni del grano, della canapa, della vite e di altre piante fruttifere. A dimostrazione del commercio florido, sappiamo che nel 1456 a Busca si tiene una fiera e che più tardi ne otterrà una seconda. Ma tra la fine del ‘600 e la metà del ‘700, ritornano le guerre e ritornano i francesi. Vicende di distruzioni e di occupazioni che terminano forse con quel decreto di Carlo Emanuele III con il quale Busca viene dichiarata città, con il titolo di "Signora di Castel reale".

Ed è qui che si ferma la sua storia scritta: l’Ottocento è un secolo tutto da indagare. Particolarmente importante per quanto riguarda le tracce del passato è il centro storico della città. Il centro è attraversato da una via, in parte porticata, che ha in piazza XX Settembre un punto di interesse: la Chiesa della Santissima Trinità, detta la Rossa. La chiesa ha una possente torre al fianco, costruita all’inizio del Seicento, ha una bella sacrestia con mobilio in noce massiccio scolpito, ed un sacello dedicato alla "Madonnina", quella che la tradizione locale racconta aver liberato Busca dalla peste nel 1745; di fronte una Annunciazione del 1663. Un’altra chiesa degna di nota è quella della Santissima Annunziata che fu costruita per incarico della confraternita tra il 1728 ed il 1735 dall’architetto Francesco Gallo, uno dei principali artefici del barocco piemontese, di cui questa chiesa è uno dei capolavori. L’interno, con pianta a croce greca, conserva pitture di Giuseppe Dallamano (1736), statue del Clemente (1766), altari di Andrea Soleri (1754) ed un organo di Liborio Lisanti, astigiano. Ancora un lavoro del Gallo è la Parrocchiale di Santa Maria Assunta che sorge sul luogo di una chiesa abbattuta di cui conserva l’imponente campanile romano-gotico.

Nelle vicinanze della parrocchiale si trova la porta dell’antica cinta muraria, con un arco in pietra squadrata. Fuori dal centro storico, sulla via che porta a Villafalletto, sorge l’antica Cappella di San Sebastiano, con linee tardo romaniche e gotiche. La volta a crocera conserva notevoli affreschi della metà del quattrocento, attribuiti ai fratelli Tomaso e Matteo Biazaci. Interessante è anche la Cappella di Santo Stefano, lungo l’antica strada per Rossana, che conserva affreschi con scene della vita del Santo, dell’Annunciazione e del Cristo dolente. Anche in questo caso appare evidente la paternità dei fratelli Biazaci. Poco lontano si trovano i ruderi del Castellaccio e più avanti ancora l’Eremo di Belmonte. Questo era anticamente un monastero o una certosa, documentato dalla seconda metà del XIII secolo: poi fu trasformato in villa signorile dal conte Stanislao Grimaldi, che ne fece affrescare alcune sale dal noto pittore Francesco Gonin. In direzione di Saluzzo si può salire al Castello del Roccolo, disegnato da Roberto D’Azeglio in stile gotico moresco, al centro di un grande parco. Di qui, ultima tappa del nostro cammino, è possibile proseguire per la frazione di San Martino, con la sua chiesa definita "uno dei più originali edifici altomedioevali della provincia", risalente forse all’XI secolo. Da notare il portale romanico con sovrastante bifora murata. Ed eccoci così giunti alla fine della visita, sperando di aver stuzzicato la curiosità degli attenti lettori. Nel prossimo viaggio andremo a visitare un paese il cui nome inizia con la lettera "C". Nell’attesa, provate ad indovinare…

Anna Grazia Marchetti